Secondo i dati pubblicati da Supply Chain Italy il 16 giugno 2025, il numero delle imprese italiane dell’autotrasporto in Italia è calato ancora: al 31 marzo risultavano attive 98.277 aziende, contro le 99.309 di fine 2024, con una contrazione dell’1,04%. Una tendenza negativa che prosegue ormai da anni e che colpisce soprattutto i padroncini e le piccole imprese.
Le imprese con un solo veicolo (padroncini) sono oggi 21.816, in calo dello 0,44% rispetto a fine 2024. Più marcata la diminuzione tra le aziende con flotte di 2–5 mezzi, scese dell’1,9% a quota 31.725. Perdono terreno anche le flotte medio-piccole (6–20 mezzi, -0,38%), mentre le aziende più strutturate (oltre 21 mezzi) mostrano una relativa stabilità, e in alcuni casi addirittura una lieve crescita.
Le cause dietro il calo
Secondo le rilevazioni di Confartigianato Trasporti e CNA Fita, le difficoltà del settore sono imputabili principalmente a tre fattori:
1. Costi operativi in aumento: carburante (+14% nel 2024 secondo MIT), pedaggi autostradali (+2,3% medio annuo), manutenzioni e assicurazioni pesano sempre più sui bilanci.
2. Tariffe al ribasso: uno studio CNA ha rilevato come, per effetto della concorrenza e delle gare a massimo ribasso, le tariffe praticate si siano ridotte del 7% negli ultimi 5 anni in termini reali.
3. Carenza di autisti e pressioni salariali: la mancanza di nuovi conducenti, con età media elevata e difficoltà di ricambio generazionale, ha portato a un aumento degli stipendi medi per attrarre personale, aggravando ulteriormente i costi delle aziende.
Verso una nuova consapevolezza
Il rischio è evidente: la progressiva uscita dal mercato di migliaia di piccole aziende comporta la perdita di competenze, minore capillarità del servizio e minore resilienza complessiva del sistema logistico nazionale. Serve un cambio di passo nelle politiche tariffarie e contrattuali per evitare che il tessuto produttivo dell’autotrasporto si impoverisca ulteriormente.